Parlare di Jean Cocteau vuol dire parlare soprattutto di un mondo cosmopolita, colto e audace che forse non esiste più e dato che sto scrivendo queste righe mentre mi trovo nella mia casa nel centro di Roma ho deciso di cominciare il mio articolo partendo proprio da questa magica capitale che nel 1917 accoglie Jean Cocteau e Pablo Picasso. I due artisti si stabiliscono all’Hotel de Russie per lavorare a Parade, il balletto ideato dallo stesso Cocteau su musiche di Satie messo in scena a Parigi nel maggio dello stesso anno. Cocteau con la sua irresistibile verve intellettuale “sedusse” un Picasso trentacinquenne e ormai famoso riuscendo a convincerlo a viaggiare con lui in Italia, in un momento tragico per l’Europa insanguinata dalla furia della Prima Guerra Mondiale. Picasso che viveva a Parigi, essendo spagnolo era esonerato dalla leva e quindi per evadere dall’atmosfera opprimente della capitale francese decide di seguire Cocteau a Roma. Li con Diaghilev, il geniale impresario che fondò la compagnia del Balletti Russi, Picasso creò i costumi cubisti e il fondale del balletto Parade che fu presentato a Parigi quello stesso anno. Questa premessa didattica per creare il giusto scenario su cui far muovere un personaggio complesso come Jean Cocteau che in Parade riesce a fondere pittura, scultura, musica e danza precedendo di molti decenni le sperimentazioni di ibridazione dei linguaggi artistici tipiche delle avanguardie degli anni 60 e 70 del Novecento. Altra nota importante: la moda, non avremmo avuto questo straordinario spettacolo se una giovane couturier francese Mademoiselle Gabrielle Chanel, di umili origini, cresciuta in orfanatrofio, già cantante ed entraineuse, non avesse finanziato l’operazione. Sua l’idea del tessuto blu-violaceo su cui Picasso avrebbe dipinto le colonne tortili della scena, suo il tocco metafisico-surrealista sistemando in una nicchia della scena maschere di carnevale dipinte di bianco, come bianco era anche il maquillage da lei concepito per i ballerini. Cocteau, Picasso, Chanel, Diaghilev un mondo di protagonisti eccellenti che fondevano i loro talenti per creare nuovi scenari per l’espressione artistica.

Jean Cocteau non fu solo un poliedrico artista: poeta, scrittore, regista, sceneggiatore, attore e librettista, ma anche un rivoluzionario. Nei primi decenni del ‘900 essere omosessuali dichiarati non era certo facile ma Jean Cocteau ebbe il coraggio di raccontare “l’altro se stesso” non solo attraverso la poesia e il disegno ma realizzando nel 1927 Il libro Bianco che è il racconto poetico della scoperta della sua omosessualità durante gli anni dell’adolescenza. I suoi disegni erotici dedicati ai suoi numerosi amanti, spesso molto più giovani di lui come il quindicenne Raymond Radiguet, sono incredibilmente delicati, con il segno sottile e continuo, nonostante l’esplicito erotismo dei soggetti raffigurati che nulla lasciano all’immaginazione. Cocteau fu alquanto audace per la sua epoca, malgrado l’ambiente culturale francese fosse assai aperto, soprattutto quello d’avanguardia in cui gravitava. Molti artisti omosessuali del Novecento, come David Hockney, hanno rappresentato nelle loro opere l’attrazione e l’amore per la bellezza maschile, ma Cocteau, sfidando i falsi moralismi e seguendo il proprio temperamento anticonformista e spregiudicato, si è spinto più in la infondendo alle sue realizzazioni una maggiore carica sessuale, rappresentando amplessi passionali e poderosi peni in erezione, e confessando le sue più calde passioni per quei meravigliosi giovani corpi maschili scolpiti ed invitanti, senza tuttavia mai scadere nella volgare e banale pornografia.

Arte e Moda ritornano a dialogare in chiave contemporanea grazie al talento di una giovane e sensibile stilista romana, Ludovica Amati, che in questa sua ultima produzione di T-shirts ha omaggiato il grande Cocteau e il suo raffinato erotismo. In un momento di apparente grande libertà espressiva in cui alcune conquiste sembrano un dato di fatto è importante che anche la moda riaffermi, anche con quelle che potrebbero sembrare delle immagini scabrose, la libertà degli individui di amare al di là dei credi religiosi o sociali o politici. Venti di riformismo inquietante soffiano tumultuosi dalle sponde di paesi che non sono poi così lontani ed è bene che anche i creativi mettano il loro estro e il loro impegno per difendere quei valori di libertà che sono fondanti della nostra società occidentale.

Paola Ugolini